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6 marzo 2010
Ho sempre amato l'attrice Valeria Moriconi, un mito come donna e come 'signora del palcoscenico'. Tutto questo lo devo a mia madre che mi fece vedere un episodio de 'Gli italiani si voltano', poi in seguito l'ho seguita come giornalista.
Paola Aspri


6 febbraio 2010
Grazie alla Sig.ra Valeria Moriconi,che ha incantato intere generazioni di spettatori ed amanti del teatro e dello spettacolo. Io l'ho sognata ed ero con lei in scena. Questo mi fa' credere che sono un attore e mi motiva anche in questa professione. Di sicuro ci abbraccia da lassu'. Con stima ed amore.
Matteo Lagana'


24 luglio 2009
Cercavo la signora Moriconi sul palcoscenico, per intervistarla.
Non la trovavo.
Era distesa sul divano di scena, che si riposava un attimo.
"Sono qui!", mi disse, attirando la mia attenzione. Sorrideva.
E considero un regalo il fatto di sorridere ogni volta che ci penso, a quel nostro primo incontro, a distanza di anni. Ricordando la sua gentilezza, anche quella con cui mi regalò dei suoi ricordi. 
Annalisa


13 gennaio 2009
Cara Valeria,
sono proprio felice di essere qui questa mattina in un teatro che a te era molto molto caro perche ne sei stata a lungo la prima attrice con il tuo Franco Enriquez.
E sono felice di condividere con altri amici questa bella iniziativa e il ricordo che ho di te.
Qualche giorno fa Franco Cecchini, Direttore del Centro Valeria Moriconi, mi ha spedito un libro dedicato a te, che raccoglie tante tue interviste assieme a foto e ricordi della tua vita.
Cecchini mi ha invitato a partecipare a questo incontro, e allora ho pensato di scriverti una lettera, questa, a te che amavi le lettere e ne scrivevi di bellissime.
In un'intervista ti hanno domandato "Lei ha mai scritto?" Hai risposto: "No, però mi sono sorpresa a scrivere il mio epitaffio, 'Sono stanca come foglia d'autunno/il verde sarà nuovo ma non il mio'. Dicono che scriva belle lettere. Lo faccio quando voglio che rimangano le parole".
Ecco, io voglio che qui, ora, le mie parole rimangano. Perciò ti scrivo piuttosto che parlare a braccio, perché voglio che queste mie parole scritte a te per questa mattina del 13 gennaio 2009 al teatro Argentina rimangano, a te e a tutti noi che siamo qui con te.
Siamo qui con te certamente per il libro a te dedicato, ma soprattutto siamo qui perche non e possibile dimenticarti, e questo libro ne è la prova.
In un'altra delle tue interviste dici "Se qualcosa deve restare di me, deve restare nell'aria, nello spirito che viaggia intorno alle nuvole", e in un'altra dici ancora "Sappiamo che di noi non resterà niente, se non la memoria delle persone. Quando non ci sarà più nessuno a ricordarmi, allora sarò morta davvero, grazie a Dio".
Valeria cara, tu sei nella nostra memoria come pure nei nostri cuori, e grazie a questo libro "Valeria Moriconi come in uno specchio" potremo leggerti e leggerti, e leggerti ancora, adesso e sempre, e le tue parole viaggeranno nell'aria fra le nuvole, e certo sarai ancora con i tuoi pensieri nei nostri pensieri.
E' bella l’idea di questo libro. Chi ha avuto l'idea di mettere insieme i tuoi pensieri di donna e di artista lo ha fatto esprimendo il desiderio di tanti, di tanti di noi che desiderano poterti ritrovare ancora una volta.
Chi mi conosce bene sa che per me tu eri e sei una luce, e sa che mi manchi molto. Terrò il tuo libro sul comodino, e lo porterò con me quando sarò in giro per i teatri. Ti leggerò nei momenti tristi e felici. Ti leggerò ogni volta che avrò nostalgia di te. Mi mancherai sempre, ma ora potrò aprire una pagina del libro e ritrovarti, almeno un poco. Grazie per questo libro che raccoglie una parte di te, se pure di una piccolissima parte di te.
Mentre lo leggevo in questi giorni mi e capitato spesso di pensare, "Sì, sì è così, com'è vero quello che dice Valeria, anch'io la penso proprio così", o anche mi è capitato più volte di tornare su un tuo pensiero e di dirmi "Bisogna che ci rifletta, perché è un aspetto della vita, o del teatro, su cui non ho ancora ragionato abbastanza". Leggendoti poi mi è capitato anche di ridere, di sorridere, di sentire la tua voce, di ascoltare la tua risata magica, di provare rinnovato affetto per te, di provare ancora una volta sentimenti uguali ai tuoi, e qualche volta, pensa che bello per me, ti ho rivisto in scena, con la tua luce..
Cara Valeria, un grande pittore, Paul Klee, diceva: "Ognuno nella vita deve muoversi nella direzione segnata dai battiti del proprio cuore".
Tu l'hai sempre fatto.
Ciao Valeria,
un abbraccio dal cuore,
Mascia
(Mascia Musy in occasione della presentazione a Roma, nel foyer del teatro Argentina, del volume "Valeria Moriconi. Come in uno specchio" e della prima edizione del Premio Internazionale Valeria Moriconi)


14 agosto 2008
Gentilissimo Dottor Cecchini, desidero felicitarmi per il bellissimo volume dedicato alla grande Valeria Moriconi. Ieri sera ho terminato di leggerlo e vi ho ritrovato tutto il carisma, la franchezza, la profonda onestà intellettuale che avevo avuto modo di riscontrare durante i miei cinque o sei incontri di persona con la signora Moriconi, tra i quali un’intervista per un’emittente televisiva veronese in occasione di una replica di “Gin Game” presso il teatro Salieri di Legnago. Le scrivo questa mail anche per pregarLa vivamente di recuperare e rendere pubblica la registrazione dell’ “Edipo” di Seneca, regia di Castri che si trova presso la sezione video della Biblioteca Sormani di Milano: è un ricordo che risale al 1995, quando ero allievo-attore dell’Accademia dei Filodrammatici, ma è un ricordo molto vivo.
Alessandro Rinaldi


Luglio 2008
Gentile direzione, rispondo al vostro cortese invito alla giornata dedicata alla figura di Valeria Moriconi presso il vostro teatro ma, purtroppo, e me ne dispiace moltissimo, non posso essere presente per impegni precedentemente presi. Credo sia un momento davvero importante per il Teatro riflettere oggi sul lavoro e sulla persona di Valeria Moriconi, su quanto sia stata e tutt’ora continui ad essere punto di riferimento morale ed estetico.
Giovanna Marinelli – direttore del Teatro di Roma


Milano, giugno 2007
Mi auguro che questo Centro Studi e la memoria di una maestra come Valeria Moriconi sia un insegnamento e incontro per chi, oggi, intraprende la difficile via del Teatro!
Con la più grande stima agli organizzatori.
Cordiali saluti
Giulia Lazzarini


Giugno 2007
Ho per Valeria un’ammirazione sconfinata e la sua mancanza nel teatro di oggi la sento profondamente.
Anna Proclemer


21 giugno 2007
È bello ricordare Valeria nel luogo in cui fu artisticamente regina. Complimenti a chi con tanto amore e capacità ha organizzato un evento come questo nel nome di un’artista che ha un posto preminente nella storia dello spettacolo italiano. Gloria a Valeria.
Giorgio Albertazzi


20 giugno 2007
Appare sempre improbabile conservare la memoria di una attrice o di un attore, perché sembra che tutto il lavoro svolto sia sempre stato ammantato di futilità, a volte drammatica, altre volte gioiosa. Ma questa è soltanto la patina che ricopre questa arte d’artigiana fattura. Dietro l’immagine c’è un lavoro serio e tenace volto a far sì che quelle che sono state incastonate nel diadema delle Muse, siano ricordate nel tempo. La nascita di attrici e attori, che con la loro arte affabulato ria hanno drammaticamente e gioiosamente inciso i solchi degli hard disc della nostra Anima, sono essenziali per testimoniare la crescita degli stati emozionali della Vita. Ricordare attrici come Valeria Moriconi non è soltanto e non è solo menzionare un qualcosa, o un qualcuno, che è stato e quindi relegare il tutto ad una memoria al merito, ma affermare che in un tal momento, in un tal posto o in un tal modo, qualcuno ha lasciato indelebile memoria, un sentimento che ha segnato la nostra Anima.
Leo Gullotta


Novembre 2005
Carissimo Franco, ancora grazie per avermi permesso di condividere con te, con voi tutti, il grande compleanno di Valeria. Mi auguro che altre parole, ricordi, segni, ombre e sogni ci travolgano insieme a lei…
Mariella Fabbris


15 novembre 2005
...Consideratemi con voi in questa festa/ricordo per la cara Valeria a cui mi legano tanti bei momenti e un affetto profondissimo.
Mariano Rigillo


14 novembre 2005
Cara Valeria, stasera al Teatro Strehler di Milano il nostro spettacolo è dedicato a te.
Il tuo amico Roberto Herlitzka


14 novembre 2005
Buon compleanno Valeria. Grazie per ciò che mi regalasti allora, come attrice e come donna. Non ti dimentico. Ti tengo nel mio cuore.
Micaela Esdra


12 novembre 2005
Cara Valeria, tra i tanti sentimenti che la tua persona mi ispira c’è anche il rimorso. Sì, il rimorso. Anni fa, durante un ciclo di conferenze che mi avevi commissionato a Jesi per gli studenti dei licei, lezioni spettacolo su Shakespeare e i classici antichi, mi avevi proposto di scrivere un monologo su Amleto al femminile per te. La proposta m’era parsa strana, non capace di stimolarmi nervi e fantasie. Ti avevo fatto subito alcune controproposte, ma tu, serrando la bella bocca colla smorfia impaziente esibita quando ti si contrariava, avevi declinato il tutto. Poi, la tua squillante risata mi aveva accompagnato alla porta, mentre uscivo dal tuo camerino. Un anno dopo, d'estate, avevi accettato di leggere a Madonna di Campiglio, nel teatrino della Principessa asburgica Sissy, all'Hotel des Alpes, un mio montaggio sulle Madri di Bonternpelli, intitolato "La luna". Eri arrivata di notte dopo un'anabasi interminabile e sotto una pioggia da fine del mondo dalla lontana Verona dove Scaparro ti stava dirigendo in qualche Goldoni, credo fosse "I1 teatro comico". Io preoccupatissimo per il ritardo fumavo davanti al vecchio albergo, a spiare nel buio della notte i fari della macchina che portava il carico prezioso. Poi sei apparsa all'improvviso, avanzando sul sentiero ghiaioso e ti reggevi al braccio di una segretaria, un foulard a mo' di chador a celare fisiognomie e spossatezze. Quando mi hai scorto, subito un ruggito rauco che mi invitava a sparire all'istante perche non volevi farti vedere "in quegli stati". La mattina dopo, alle 12, dovevamo incontrarci, come convenuto, per fare una prova della lettura. E anche in quella circostanza ti tenevi riparata da un immane asciugamano-sipario che ti proteggeva il volto. Ogni tanto intravedevo nondirneno la ginnastica degli zigomi che eri abituata a far scattare per difenderti dall'urto degli anni, urto che accoglievi con leopardiana mansuetudine. Alludo al Leopardi, tuo corregionale, della Ginestra, ovvero alla sua filosofia epicurea di non cedere e non resistere alla violenza della Natura. Ma la sera, ma la sera quando sei scesa dalla scalinata nella hall dove ti attendevano fotografi e cronisti locali, eri proprio uno schianto, Valeria mia, i capelli alzati dalla lacca e perfettamente tesi a incorniciarti 1'ovale di Madonna sbarazzina, lo sguardo dardeggiante, le ombre e il trucco sobrio, la felicità e la tensione prima della lotta col pubblico che già ti accendevano i motori del corpo e dell'anima. Si, la stessa epocale trasformazione che ti faceva bellissima nel finale del tuo "Emma B. vedova Giocasta". Il mio testo era complesso e triste, come spesso in Bontempelli, come spesso in me. E ti sporgevi in quel caso su uno dei buchi neri della tua vita, l’assenza di figli, immedesimandoti con una sofferenza cantilenante e bizzarra. Alla fine, sotto il consueto uragano d'applausi, avevi alzato le braccia verso le luci che ti benedivano dall'alto e avevi chiesto una piccola pausa. Solo per esclamare: "Spero di poter tornare qua da voi, con qualcosa di più allegro. Ma, capite, è la vita che è triste. O no?" E giù un'altra risata liberatoria e difensiva, mentre mi salutavi con felina solidarietà. Tra me e te ogni tanto si instaurava la gerarchia dei ruoli espresso nel delizioso pastiche di Palazzeschi, dedicato ad una disinibita Contessa, copione che avevi riesumato col tuo gusto infallibile. Nei nostri incontri, io recitavo infatti quello del professore attratto dal palcoscenico, ma perplesso davanti a splendori, miserie e rischi dello stesso. Tu invece eri un misto di Giamburrasca, di Madame sans Gene e di Marguerite Gauthier, vogliosa di verità crude, di irritualità e di passioni, consapevole che tutto passa, e che il teatro è la sintesi fulminante dell'esistenza, per metamorfosi e dissoluzioni. Insomma, Valeria mia, scusa la mia viltà, scusa se non sono stato all'altezza della tua domanda. Se me 1'avessi chiesto oggi, avrei ceduto, credimi. "Ma, capisci, è la vita che è sfasata". O no? Aggiungere che senza di te questo nostro teatro è ancor più povero, e superfluo, ancor più mediocre e inutile e falso sarebbe un congedo retorico, registro da te detestato. Allora ti confesso che ci sono i giovani, da qualche parte, i tuoi giovani. E qualcosa si può sperare, dunque, in mezzo a tanta disperazione. Da dove sei, guardaci pure senza ridere troppo, per favore.
Tuo Paolo Puppa


 Fiesole, 2 novembre 2005
… Valeria è stata la mia amica-sorella dal lontano 1962 ed abbiamo condiviso gioie e dolori di tutti questi anni. Non riesco ancora a “decantare” questo terribile dolore della sua perdita e non ho davvero la forza ed il coraggio di raggiungervi per questa data. Lo farò in seguito...
Grazia Bonaiuti

 
 
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